Come si fa la copertura social di un evento
C'è un momento in cui un evento, una fiera, un festival, una conferenza, vive due volte: nella sala dove succede e nel feed di chi non c'è. La seconda vita è quella che gestiamo noi quando facciamo la copertura social di un evento.
Il lavoro inizia molto prima dell’inizio del festival. Si studia il programma, si capisce chi parla e cosa dirà di rilevante, si decide in anticipo quali momenti valgono un contenuto e con quale formato. Arrivare impreparati a un evento vuol dire rincorrere, e chi rincorre pubblica tardi e male.
Durante, si lavora a ritmo doppio. Una parte della squadra raccoglie: registra gli interventi, fotografa, prende le dichiarazioni più forti. Un'altra parte costruisce già: trasforma una frase appena detta sul palco in una card leggibile, taglia la clip giusta, scrive la caption. L'obiettivo è uscire mentre l'evento è ancora vivo, non il giorno dopo quando non interessa più a nessuno.
Lo abbiamo fatto, per esempio, al Salone del Risparmio: tante voci, tanti panel, e la necessità di scegliere ogni volta la dichiarazione che meritava di diventare un contenuto. La differenza tra una copertura e un album di ricordi è tutta lì, nella scelta.
Dopo l'evento resta un archivio di materiale che continua a lavorare per settimane: gli interventi diventano contenuti di approfondimento, le foto un racconto, i dati un'analisi. Coprire bene un evento non vuol dire esserci. Vuol dire farlo arrivare a chi non c'era, con la stessa cura con cui si racconta una notizia.