Un branded content fatto bene non si nota, si legge
Quando un brand vuole stare dentro un contenuto, ci sono due strade. La prima è la marchetta: si appiccica il prodotto sopra a tutto e si spera che funzioni. La seconda è il branded content editoriale, in cui il brand è parte di un racconto che, di per sé, vale la pena guardare. Noi lavoriamo solo sulla seconda.
La differenza la sente subito chi guarda. Un contenuto che esiste solo per vendere viene percepito come intrusivo e fa scappare. Un contenuto che informa, spiega o intrattiene tiene l'attenzione, e dentro quell'attenzione il brand si posiziona come partner di qualcosa di buono, non come l'ennesima pubblicità da saltare.
Per riuscirci servono alcune regole semplici e una disciplina ferrea. Il contenuto deve dare valore reale, deve essere coerente con il contesto in cui vive e deve essere trasparente: chi guarda ha diritto di sapere che è una partnership. Gli errori da evitare sono sempre gli stessi: la marchetta esplicita, il prodotto piazzato in un contesto che non c'entra, la mancanza di chiarezza.
È la stessa cura giornalistica che mettiamo in un pezzo di cronaca, applicata a un contenuto sponsorizzato. Lo trattiamo con lo stesso rigore: si parte dal pubblico e da cosa gli è utile, non dal messaggio che il brand vorrebbe ripetere.
Per noi è anche un modo per rendere sostenibile l'informazione sui social. Un branded content fatto bene fa contenti tutti: il brand, che ottiene attenzione vera, e il pubblico, che riceve qualcosa che vale il suo tempo. Quando funziona, non lo riconosci come pubblicità. Lo leggi e basta.